I giovani ci guardano

Tre anni fa, quando il Sindaco Maurizio Mangialardi mi affidò la delega alle Politiche Giovanili del Comune di Senigallia, mai avrei pensato di vivere un momento così tanto intenso.

La morte di Daniele, Emma, Asia, Benedetta, Mattia ed Eleonora ci ha colpiti tutti fino a farci diventare fratelli o genitori di ognuno di loro.

Ci ha resi deboli, vulnerabili, impotenti.

E se il solo ascoltare o leggere notizie in merito può far tanto male, non immaginate cosa si può provare nel vedere i volti di quei ragazzi che hanno lottato tra la vita e la morte in ospedale.

E a parlare non sono solo le ferite, le contusioni, il loro essere inermi a un dolore così grande. Il vero dramma sta dentro i loro occhi, fermi, spenti, così pieni di paura. Perché lì dentro c’è tutto. C’è l’anima di chi solo per pochi secondi è ancora vivo.

Ho letto tanti post, tanti commenti cercando di capire il pensiero di una comunità che in un attimo si è trovata a vivere un incubo.

Si è parlato di sicurezza e di gestione locali, di gusti musicali, si sono fatti paragoni con le generazioni passate.

Alla loro età rimanevo impietrito davanti allo stereo ad ascoltare “Wonderful Tonight” di Eric Clapton. La canzone d’amore più bella di tutti i tempi in cui alla richiesta della compagna Pattie: “Do I look all right?”, Clapton rispose con i versi più romantici che un uomo innamorato potesse pronunciare: “It’s late in the evening, she’s wondering what clothes to wear. She puts on her makeup and brushes her long blonde hair. And then she asks me. Do I look all right? And I say, yes, you look wonderful tonight”.

Credetemi, l’avrò ascoltata un milione di volte, o anche più e nonostante tutto d’amore ci capisco ancora poco.

Perché? Perché non sempre ciò che ci appassiona ci insegna. Ci può fare star bene ma non sempre ci educa.

Come le serate in discoteca o i concerti vissuti con gli amici di una vita. Iniziate con i nostri genitori che in modo “invadente” ci portavano per poi venirci a riprendere. Specificandoci l’orario (perché era quello e basta) e tu infastidito rispondevi “Sì, dai, ciao”.

Oppure come i concerti suonati; mai e poi mai ho pensato un solo secondo che potessero trasformarsi in tragedia.

Tutte le volte che sono andato nelle scuole ho incrociato gli sguardi di tanti giovani tra cui quelli di Daniele, Asia ed Emma.

Ho parlato loro di attivismo giovanile, di bullismo, di aggregazione.

Li ho coinvolti nelle discussioni. Li ho ascoltati cercando di capire i loro pareri, le loro idee. L’ho fatto insieme a dirigenti e insegnanti capaci, competenti. Gli stessi insegnanti che a volte in Italia sentiamo essere presi a schiaffi per aver dato un 2 a quel ragazzino che agli occhi del genitore non è un “impegnati di più” ma una chiara sconfitta.

Sì, una sconfitta. Ma per cosa?!

I giovani ci guardano, e a questo pensiero rabbrividisco per tutte le volte che l’ho dato e lo abbiamo dato per scontato.

E mi fa rabbia sentire parlare di emergenza educativa ora che è così facile incolpare le nuove generazioni, come se i bambini che nascono oggi fossero diversi da quelli che nascevano nel passato.

Nascondersi dietro ad un paragone si può ma sarebbe troppo comodo e curerebbe solo il sintomo. Io non voglio pensare che sia così e non mi arrendo.

Non mi arrendo anche se più della metà dei post che si leggono quotidianamente sui social riguardano fake news o trattano argomenti di una bassezza che va oltre l’immaginabile.

E a pubblicarli non sono spesso i giovani ma coloro che comunemente chiamiamo “grandi”, “adulti” ma che di adulto hanno ben poco.

Per esorcizzare l’incapacità a districarsi nella grande matassa di informazioni che viaggiano nel web, gli adulti spesso descrivono con toni catastrofici i pericoli connessi alla navigazione in internet o all’uso dei social.

Ma siamo sicuri che siano i ragazzi quelli che ci cascano per primi?

La vita sociale a cui assistiamo ci dice invece che è il contrario: sono gli adulti che fanno fatica a mantenere lucida la propria capacità critica.

Questo è l’esempio che diamo.

Il giovane è sempre stato un ottimo bersaglio per la morale adulta ma mai come oggi si assiste a così tante rappresentazioni giudicanti, come se improvvisamente la gioventù fosse diventata malata, disperata, intrattabile.

Questo è del tutto desolante. Non certo la gioventù, quanto l’immaginario che la concerne, prodotto dagli adulti, spesso adulti smemorati della loro stessa giovinezza.

La verità è che non sono loro ad aver fallito, siamo noi che perdiamo ogni volta che non gli diamo fiducia, che li consideriamo inadeguati, che non li vediamo all’altezza.

Sbagliamo ogni volta che scappiamo da loro. Ogni volta che neghiamo loro un sorriso. Ogni volta che puntiamo loro il dito contro quando invece dovremmo iniziare ad accettare che potremo seriamente educare i giovani se saremo disponibili anche a lasciarci educare da loro.

I giovani chiedono adulti credibili.

Ed è questo il compito che dovremmo assegnarci. Essere credibili ai loro occhi per fare in modo che il mondo che lasceremo sia migliore di quello che abbiamo ereditato.

Ma ora come ora mi sento solo tanto responsabile.

Mi sento tragicamente responsabile per non essere stato quell’esempio che cercavano. Soprattutto oggi che educarli richiede quelle virtù che contano: la pazienza, la forza d’animo, l’autorevolezza, la generosità.

Basta commenti, basta post. Spegniamo per qualche ora i social. E se dobbiamo per forza dare voce a qualcosa, facciamo in modo che quel qualcosa sia per un attimo il silenzio.

Lo stiamo dicendo da giorni.

Facciamolo.

Un ultimo pensiero alla comunità di Corinaldo, a Matteo, Sindaco giovane, preparato, un bravo padre di famiglia. A lui, a Giorgia, delegata alle Politiche Giovanili, va il mio abbraccio.

Un abbraccio grande, che arriva a tutte le famiglie colpite e a tutti i ragazzi, i più giovani, i bimbi, che a volte, per paura o per timore di sbagliare, non ho saputo accarezzare.

Spesso, da una grande sofferenza nasce la forza per riprendersi in mano il timone della vita.

E nel mio cuore, nella parte più profonda di me, so che siamo ancora in tempo.

I giovani ci guardano.

Lorenzo Beccaceci – Consigliere delegato alle politiche giovanili - Gruppo Vivi Senigallia

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